Psicoterapia familiare
Dinamiche disfunzionali nelle relazioni familiari provocano e alimentano i sintomi. Lavoriamo con la famiglia per comprenderle e trasformarle.
Narden / Rami / 01
Narden Clinical
Attività clinica e neuropsicologica con trattamenti personalizzati, fondati sulla comprensione funzionale di ogni caso e sulle migliori evidenze scientifiche disponibili.
Dove riceviamo
In presenza in Italia
Servizi
Valutazione clinica approfondita per comprendere i sintomi, arrivare a una diagnosi precisa e orientare il trattamento.
Trattamento personalizzato, a partire dalla comprensione funzionale di ogni caso.
Indagine di attenzione, memoria, linguaggio e funzioni esecutive per supportare la diagnosi e la pianificazione.
Interventi per stimolare e compensare le funzioni cognitive nella vita quotidiana.
Per comprendere gli schemi della relazione e costruire modi più sani di relazionarsi e di vivere la propria sessualità.

Dinamiche disfunzionali nelle relazioni familiari provocano e alimentano i sintomi. Lavoriamo con la famiglia per comprenderle e trasformarle.

Parte del lavoro con la famiglia è aiutare il giovane, e i genitori, ad accettare che le prime scelte non definiscono per sempre gli studi e la carriera. Aiutiamo il giovane a uscire dal «non sono abbastanza pronto», a mettere in pratica i propri progetti e a non arrendersi solo perché non tollera una materia che non gli piace: spesso, nella carriera, non ne avrà nemmeno bisogno. Scegliere è anche sperimentare, sbagliare e correggere la rotta.

Dai 14 anni. L’adolescenza è una fase di cambiamenti intensi, nel corpo, nelle amicizie, nell’identità e a scuola, e la sofferenza spesso si manifesta come isolamento, irritabilità, calo del rendimento o uso eccessivo degli schermi. Offriamo al ragazzo uno spazio proprio e riservato, con momenti concordati di partecipazione della famiglia.
Anche il sostegno e l’esperienza degli altri curano. Nel gruppo la persona si accorge di non essere sola, impara da chi vive situazioni simili e allena le abilità in un ambiente sicuro, come nei gruppi di skills training della DBT.

Sedute in videochiamata con la stessa qualità e la stessa riservatezza di quelle in presenza, ed efficacia paragonabile per molti disturbi. I vantaggi: niente spostamenti o traffico, orari più flessibili, continuità del trattamento durante viaggi e trasferimenti di città o di paese, sedute nella propria lingua per chi vive all’estero e più comodità per chi ha ansia sociale, dolore cronico o mobilità ridotta.

Nella psicoterapia individuale, alcune sedute possono coinvolgere persone importanti nella vita del paziente: per comprendere meglio il contesto, fare psicoeducazione su ciò che la persona sta vivendo, allenare una conversazione difficile, concordare come sostenerla nelle crisi o riparare un conflitto.
Come funziona: la partecipazione avviene solo se il paziente lo desidera. Prima, paziente e terapeuta concordano insieme l’obiettivo dell’incontro, chi partecipa, di cosa si parlerà e di cosa no (la riservatezza resta tutelata) e come sarà condotta la seduta: apertura, obiettivi, spazio per ognuno e una chiusura con i prossimi passi. Non è un tribunale: il terapeuta fa in modo che la seduta rafforzi il trattamento.

Guidiamo i genitori a insegnare ai figli a riconoscere, nominare e accettare le emozioni, e a regolarsi senza ricorrere a videogiochi, cibo, acquisti o altri comportamenti disfunzionali. I genitori insegnano soprattutto con l’esempio: quando mostrano le proprie emozioni con naturalezza, i figli imparano che sentire è permesso.
Tristezza. Il figlio chiama il papà per giocare e il papà risponde: «Oggi papà si sente triste, ed è normale. Quando sono triste mi piace stare un po’ più tranquillo. Vuoi guardare un film con me?» Così, quando il bambino si sentirà triste, condividerà l’emozione con il papà senza nasconderla e, cosa più importante, dicendo il perché. Questo canale aperto protegge il bambino anche da situazioni di abuso.
Rabbia. Il papà dà un nome all’emozione del figlio: «Hai subito un’ingiustizia ed è normale sentire rabbia. Quando io sono arrabbiato mi piace correre. E tu, cosa ti piace fare? Vuoi correre al parco, e poi andiamo a dire al tuo amichetto perché ti sei sentito così e qual è il tuo limite?»
Fa parte del nostro ecosistema di attività clinica:

Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale e dialettico-comportamentale · Psicodiagnosta · Neuropsicologa · Fondatrice di Narden
È psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, dialettico-comportamentale e neuropsicologa esperta nel campo della salute mentale, delle neuroscienze e del comportamento applicato, con una vasta esperienza in contesti clinici, ambulatoriali e ospedalieri.
È esperta nell’approccio transdiagnostico funzionale, nel quale identifica e analizza le caratteristiche e i sintomi comuni a diversi disturbi, per individuare il miglior trattamento per ogni singolo caso. Grazie al suo approccio utilizza trattamenti e interventi comprovati scientificamente, basati su rigorose evidenze, per garantire la massima efficacia e sicurezza ai pazienti che vivono disturbi del neurosviluppo, di personalità, d’ansia, dell’umore e alimentari.
La sua esperienza internazionale e interculturale l’ha portata a trattare pazienti provenienti da diversi paesi. Tra i pazienti è conosciuta per il suo approccio informale, umano ed empatico e per la sua capacità di comunicazione interpersonale, che le permette di instaurare relazioni di fiducia, e per l’attenzione al potenziamento delle persone.

Psicologo · Psicologo del lavoro · Psicoterapeuta in formazione (sistemico-relazionale)
Psicologo, psicologo del lavoro, psicoterapeuta in formazione a orientamento sistemico-relazionale, con un master in criminologia.
Il suo approccio professionale integra competenze cliniche, relazionali e multidisciplinari, ponendo al centro la persona nella sua unicità, la sua storia e il contesto familiare, sociale e lavorativo in cui è inserita.
Attraverso l’ascolto empatico, una relazione basata sulla fiducia e l’assenza di giudizio, accompagna le persone in percorsi di consapevolezza e cambiamento, aiutandole a comprendere le proprie dinamiche emotive e relazionali, valorizzare le risorse personali e sviluppare nuove strategie per affrontare le difficoltà. Il suo obiettivo è promuovere il benessere psicologico, potenziare le capacità individuali e favorire relazioni più funzionali, sostenendo ogni persona nella costruzione di un equilibrio più consapevole e soddisfacente.

Psicologa · Dottore di ricerca (PhD)
Psicologa e dottoressa di ricerca (PhD), con esperienza internazionale e multilingue nel contesto clinico, sia nella diagnosi sia nell’intervento.
È specializzata nel trattamento di pattern comportamentali ed emotivi dovuti allo stile di attaccamento insicuro e ai traumi infantili. Ha anche una vasta esperienza nel trattamento di ADHD, disturbi d’ansia, depressione, fobie, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi di personalità.
Unisce un approccio basato sulle evidenze all’attenzione alla persona e alla relazione umana.

Psichiatra e psicoterapeuta · Napoli e online
Psichiatra e psicoterapeuta, si è formato all’Università di Roma La Sapienza come medico chirurgo e all’Università Federico II di Napoli come specialista. Si è occupato dei disturbi psichici più diffusi presso entrambi i Policlinici Universitari.
Oltre al trattamento dei disturbi dell’umore, dei disturbi psicotici e dei disturbi di personalità, ha ampliato la sua formazione alla cura dei disturbi del comportamento alimentare, quali anoressia e bulimia nervosa, obesità e binge eating disorder. Ha lavorato come Dirigente Medico Psichiatra presso la ASL di Caserta e svolge la sua attività libero-professionale nel suo studio di Napoli o in consulenza online.
Mantiene uno sguardo ampio sulla cura della sofferenza psichica, avvalendosi degli strumenti farmacologici e/o psicoterapici a seconda del bisogno specifico di ogni paziente. Ritiene importante rendere il paziente consapevole delle diverse possibilità terapeutiche, spiegarne il senso e il funzionamento, per coinvolgerlo attivamente nel processo di cura.

Biologa nutrizionista
Biologa nutrizionista, si occupa di educazione alimentare e di percorsi nutrizionali personalizzati, orientati al miglioramento del benessere e della qualità della vita.
Il suo approccio considera l’alimentazione non solo come un insieme di regole, ma come parte della relazione che ciascuno costruisce con il cibo e con il proprio corpo. Accompagna le persone verso un’alimentazione più consapevole e flessibile, ispirandosi ai principi dell’alimentazione intuitiva, per favorire l’ascolto dei segnali di fame e sazietà e una relazione più serena con il cibo e il corpo.
Dedica particolare attenzione alle difficoltà legate al peso, alle diete ripetute nel tempo e al rapporto conflittuale con il cibo, aiutando le persone a ridurre il controllo continuo e a sviluppare abitudini alimentari sostenibili, rispettose dei propri bisogni e della propria quotidianità. Crede in percorsi basati su competenza scientifica, ascolto ed empatia, costruiti sulla storia e sulle esigenze di ogni persona.
Come lavoriamo
Ogni trattamento segue cinque principi.
Invece di trattare ogni diagnosi separatamente, guardiamo ai processi che mantengono la sofferenza e sono comuni a diversi disturbi, come evitamento, ruminazione, autocritica e disregolazione emotiva.
Partiamo da un modello di base solido, la terapia cognitivo-comportamentale, e integriamo tecniche di altri approcci, come la DBT e la Schema Therapy, quando il caso lo richiede, sempre in modo coerente con la formulazione del caso.
Sedute orientate a cambiamenti concreti: abilità allenate in seduta ed esercizi da portare nella vita di tutti i giorni.
Interventi con efficacia dimostrata dalla ricerca scientifica, uniti all’esperienza clinica e alle preferenze di ogni paziente.
Obiettivi, ritmo e decisioni costruiti insieme alla persona, nel rispetto della sua storia, dei suoi valori e del momento che sta vivendo.

Perché integrativa
Ci sono momenti in cui la mente sembra un gomitolo aggrovigliato: pensieri che si accavallano, emozioni intense e contraddittorie, difficoltà a dare un senso a ciò che si vive. In questi casi le tecniche comportamentali, da sole, non sempre bastano: prima di cambiare il comportamento, la persona ha bisogno di sentirsi compresa e di organizzare la propria esperienza.
È qui che la terapia dialettica (DBT) e l’approccio umanistico completano il lavoro, con validazione, accettazione e una relazione terapeutica sicura, mentre la parte comportamentale aiuta a costruire cambiamenti concreti. Per questo la nostra terapia è integrativa: lo strumento si adatta alla persona, e non il contrario.
Valutazione funzionale
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 1 miliardo di persone nel mondo vive con un disturbo mentale: circa 1 su 8. Molte delle persone che soffrono non hanno una psicopatologia, ma comportamenti disfunzionali: procrastinare, evitare i conflitti, mangiare o bere per gestire le emozioni, perfezionismo, esplosioni di rabbia, difficoltà a dire di no.
La valutazione funzionale indaga, per ogni comportamento, che cosa lo scatena, a che cosa serve (quale sollievo o vantaggio porta) e che cosa lo mantiene. Così l’intervento va dritto al meccanismo, e non solo al sintomo.
Trattare presto è prevenire: se trascurati, questi comportamenti possono evolvere in disturbi d’ansia, depressione, dipendenze e disturbi alimentari.

Psicoterapia e psichiatria
Quando è necessario, lavoriamo insieme a psichiatri di fiducia. Che cosa dicono gli studi:
Per questo, quando il farmaco è indicato, non sostituisce la psicoterapia: i due si sommano.
Riferimenti
1. Cuijpers P, Sijbrandij M, Koole SL, Andersson G, Beekman AT, Reynolds CF. The efficacy of psychotherapy and pharmacotherapy in treating depressive and anxiety disorders: a meta-analysis of direct comparisons. World Psychiatry. 2013;12(2):137-148. doi:10.1002/wps.20038
2. Cuijpers P, Oud M, Karyotaki E, et al. Psychologic treatment of depression compared with pharmacotherapy and combined treatment in primary care: a network meta-analysis. Ann Fam Med. 2021;19(3):262-270. doi:10.1370/afm.2676
3. Cuijpers P, Noma H, Karyotaki E, Vinkers CH, Cipriani A, Furukawa TA. A network meta-analysis of the effects of psychotherapies, pharmacotherapies and their combination in the treatment of adult depression. World Psychiatry. 2020;19(1):92-107. doi:10.1002/wps.20701
4. Cuijpers P, Hollon SD, van Straten A, Bockting C, Berking M, Andersson G. Does cognitive behaviour therapy have an enduring effect that is superior to keeping patients on continuation pharmacotherapy? A meta-analysis. BMJ Open. 2013;3(4):e002542. doi:10.1136/bmjopen-2012-002542
5. Cuijpers P, Sijbrandij M, Koole SL, Andersson G, Beekman AT, Reynolds CF. Adding psychotherapy to antidepressant medication in depression and anxiety disorders: a meta-analysis. World Psychiatry. 2014;13(1):56-67. doi:10.1002/wps.20089
6. Karyotaki E, Smit Y, Holdt Henningsen K, Huibers MJH, Robays J, de Beurs D, Cuijpers P. Combining pharmacotherapy and psychotherapy or monotherapy for major depression? A meta-analysis on the long-term effects. J Affect Disord. 2016;194:144-152. doi:10.1016/j.jad.2016.01.036
Cosa trattiamo
Lavoriamo su diverse condizioni e dimensioni della salute mentale. La diagnosi è importante: dopo un’accurata valutazione diagnostica, fatta insieme al paziente, la persona riceve una psicoeducazione sul proprio funzionamento.
Le psicopatologie hanno alcuni sintomi in comune, ma il funzionamento di ogni paziente varia da persona a persona, in base alle caratteristiche di personalità, alla storia di vita, alle tendenze genetiche e ai sintomi primari e secondari di ogni disturbo.
Ogni persona è più di una diagnosi: il trattamento parte da chi è e da ciò che la mantiene nella sofferenza.
Riceviamo in presenza a Roma, Napoli, Salerno, Nocera Inferiore e Firenze, e online in tutto il mondo.

La tristezza è un’emozione sana di fronte a perdite, delusioni e cambiamenti, e può essere molto intensa senza essere una malattia. I disturbi dell’umore hanno differenze importanti tra loro:
Perché distinguerli: ogni quadro ha un trattamento diverso. Trattare come depressione ciò che è bipolarità, o trasformare in malattia una tristezza normale, può peggiorare la situazione.

Tristezza persistente, stanchezza, perdita di interesse e di piacere, alterazioni del sonno e dell’appetito, senso di vuoto e di mancanza di futuro. Nella depressione e nella distimia, il trattamento aiuta a capire che cosa mantiene questo circolo e a recuperare, passo dopo passo, attività, senso e legami.

Alternanza tra fasi di umore elevato o irritabile, con molta energia, poco sonno e impulsività, e fasi depressive. La psicoterapia, in dialogo con lo psichiatra, aiuta a riconoscere i segnali precoci, regolare routine e sonno e costruire stabilità.

Nelle donne il disturbo bipolare viene spesso riconosciuto più tardi. Questo succede perché:
Cosa facciamo: una storia di vita dettagliata, il monitoraggio dell’umore (il calendario energetico), attenzione al ciclo mestruale e alle fasi riproduttive, e lavoro congiunto con lo psichiatra. Gli antidepressivi senza stabilizzatore dell’umore possono peggiorare il quadro bipolare: per questo la diagnosi corretta è così importante.

Per chi vive alti e bassi di umore e di energia, un semplice diario giornaliero (umore, energia, ore di sonno, ciclo mestruale, farmaci, alcol ed eventi importanti) trasforma impressioni vaghe in schemi visibili.
Base: il monitoraggio dell’umore e la regolarità dei ritmi quotidiani fanno parte di approcci come la terapia interpersonale e dei ritmi sociali (IPSRT), sviluppata per il disturbo bipolare.

Emozioni molto intense, che cambiano rapidamente o sembrano fuori controllo, spesso influenzano relazioni e decisioni. Lavoriamo sulle abilità per riconoscere, tollerare e rispondere alle emozioni in modo più efficace.

La rabbia di per sé è un’emozione sana: segnala un’ingiustizia e ci aiuta a mettere dei limiti. Il problema è quando esplode, troppo in fretta e troppo forte. Un attacco di rabbia segue di solito sempre lo stesso percorso:
Quando chiedere aiuto: quando le esplosioni sono frequenti o sproporzionate, quando ti penti di ciò che hai detto o fatto, quando le persone vicine iniziano ad avere paura o a camminare sulle uova, o quando ci sono conseguenze sul lavoro e nelle relazioni. Con la DBT e la TCC si impara a riconoscere i segnali del corpo prima del punto di non ritorno, a usare abilità per abbassare l’intensità (come STOP e TIP) e a esprimere ciò che si prova senza distruggere.

Farsi del male raramente è «attirare l’attenzione». Nella maggior parte dei casi è un modo, che funziona nel breve termine e fa male nel lungo, per alleviare un dolore emotivo insopportabile, uscire da uno stato di vuoto o di dissociazione, punirsi o esprimere una sofferenza per cui non ci sono parole. Poiché la funzione è regolare le emozioni, l’autolesionismo compare in molti quadri oltre al disturbo borderline di personalità:
Trattamento: la DBT è l’approccio con più evidenze: capire la funzione del comportamento e costruire, passo dopo passo, altri modi di attraversare le emozioni. Se ti stai facendo del male, non devi affrontarlo da solo: contattaci. In caso di rischio immediato, rivolgiti a un servizio di emergenza.

Non è tristezza né noia: è la sensazione di un buco dentro, di non sentire nulla, di non sapere chi si è o che cosa si vuole. Spesso la persona cerca di riempire questo vuoto con cibo, acquisti, alcol, relazioni intense o schermi. Il vuoto cronico compare soprattutto:
Ristrutturazione personale: il trattamento non cerca di «riempire» il vuoto dall’esterno. Lavoriamo sulla consapevolezza delle emozioni, sui valori personali (ciò che conta davvero per te), sull’identità e su relazioni più autentiche, perché la vita torni, poco a poco, ad avere un contenuto proprio.

Non è «solo sindrome premestruale». Nei giorni prima delle mestruazioni compaiono irritabilità, tristezza, ansia, sbalzi d’umore improvvisi e sensazione di perdita di controllo, che migliorano quando inizia il ciclo. Il PMDD è riconosciuto nei manuali diagnostici (DSM-5-TR e ICD-11) ed è legato a una maggiore sensibilità del cervello alle normali variazioni ormonali del ciclo.
Cosa dicono le ricerche recenti: il PMDD è molto più frequente e intenso in chi ha ADHD, autismo o altre neurodivergenze, e anche in chi convive con ansia, depressione o una storia di trauma. Per questo lo indaghiamo con attenzione in questi casi, con il diario del ciclo, strategie di regolazione emotiva e lavoro congiunto con ginecologo e psichiatra.


Esaurimento fisico ed emotivo, distacco o cinismo verso il lavoro e la sensazione di non farcela più: è il risultato di uno stress lavorativo accumulato senza recupero sufficiente. L’ICD-11 riconosce il burnout come un fenomeno legato al lavoro. Lavoriamo su limiti, recupero dell’energia, perfezionismo e rientro al lavoro, o cambiamento, in modo sostenibile.

Preoccupazione costante, attacchi di panico, fobie ed evitamento possono rendere la vita sempre più piccola. Con approcci basati sulle evidenze si impara a gestire l’incertezza e a riavvicinarsi a ciò che conta.

Paura intensa di essere giudicati, valutati o di fare brutta figura davanti agli altri: parlare in pubblico, mangiare davanti a qualcuno, entrare in una stanza piena, parlare al telefono, iniziare una conversazione. Arrivano il rossore, il tremore, la mente vuota e, dopo, ore a ripensare a ciò che si è detto. Per non soffrire, la persona evita, e la vita si restringe. La TCC è il trattamento di prima scelta: esposizione graduale, meno attenzione rivolta a sé e abbandono dei «comportamenti protettivi».

Crisi improvvise di paura intensa, con cuore in gola, fiato corto, vertigini, formicolii e la sensazione di stare per morire, svenire o impazzire. Dopo la prima crisi nasce la paura di averne un’altra, e la persona inizia a evitare luoghi e situazioni, come i mezzi di trasporto, la folla o uscire da sola. La TCC insegna a capire cosa succede nel corpo, a smettere di temere le sensazioni e a tornare, poco a poco, nei luoghi evitati.

Sono tre cose diverse, che spesso compaiono insieme:
Perché distinguerli: il trattamento cambia. Nell’agorafobia il centro è l’esposizione graduale alle situazioni evitate; nel disturbo di panico, imparare a non temere le sensazioni del proprio corpo.

Pensieri, immagini o paure intrusive che generano molta angoscia (ossessioni) e comportamenti o rituali ripetuti per alleviarla, come pulire, controllare, ordinare o contare (compulsioni). Il sollievo dura poco e il circolo diventa sempre più forte. L’esposizione con prevenzione della risposta, all’interno della TCC, è il trattamento psicologico con più evidenze per il DOC.

Il DOC non è solo la mania della pulizia. Può assumere molte forme, e riconoscere il proprio tipo dà già sollievo: la persona capisce che non sta «impazzendo», ma è intrappolata in un circolo che si può curare.

Rimandare ciò che conta, pur conoscendone le conseguenze, raramente è pigrizia: di solito è un modo per sfuggire a emozioni scomode, come la paura di sbagliare, la noia o il sovraccarico. Lavoriamo su ciò che sta dietro al rimandare e su strategie pratiche per iniziare e concludere i compiti.

Dormire male è oggi uno dei maggiori problemi di salute dell’umanità. La difficoltà ha molte forme:
Le conseguenze: memoria e concentrazione peggiori, irritabilità, emozioni a fior di pelle, più ansia e depressione, più fame e voglia di dolci, dolore, calo delle difese immunitarie e maggior rischio di incidenti e di malattie cardiovascolari e metaboliche.
Perché l’igiene del sonno non basta: spegnere gli schermi e avere orari regolari aiuta, ma raramente risolve da solo. Il sonno va affrontato a 360 gradi: TCC per l’insonnia (il trattamento di prima scelta), ritmo biologico ed esposizione alla luce, ansia e ruminazione, regolazione emotiva, incubi e trauma, alimentazione e attività fisica, e valutazione medica di altre cause, come le apnee notturne.

Spesso inizia come un modo per rilassarsi, dormire o sopportare emozioni difficili, e poco a poco la persona ha bisogno di bere di più, perde il controllo su quando fermarsi e continua nonostante i danni alla salute, al lavoro e alle relazioni. Spesso si accompagna ad ansia, depressione e trauma. Il trattamento unisce colloquio motivazionale, TCC e prevenzione delle ricadute, in collaborazione con il medico (la sospensione può richiedere un monitoraggio medico), e include il sostegno alla famiglia.

Spesso l’alcol non si cerca per piacere, ma come anestesia: per non sentire l’ansia, la tristezza, la rabbia o la solitudine, per tollerare il disagio di stare con se stessi. Funziona per qualche minuto e si paga caro dopo: più ansia il giorno dopo, sonno peggiore, impulsività e senso di colpa.
Il legame con la regolazione emotiva: chi ha più difficoltà a riconoscere, tollerare e regolare le emozioni corre un rischio maggiore di usare l’alcol come strategia. Per questo il trattamento non è solo «smettere di bere»: è imparare altri modi di attraversare il disagio, come le abilità DBT di tolleranza della sofferenza e di regolazione emotiva.

Può comparire dopo un evento in cui la persona ha sentito in pericolo la propria vita o quella di qualcun altro: un incidente, una rapina, una catastrofe, un parto traumatico, la morte improvvisa di una persona vicina o essere stati vicini alla morte. Il ricordo ritorna come se stesse accadendo di nuovo (flashback e incubi), la persona evita tutto ciò che ricorda l’evento e vive in stato di allerta. I trattamenti focalizzati sul trauma hanno solide prove di efficacia.
Nasce da traumi ripetuti o prolungati, da cui era difficile o impossibile fuggire: bullismo, abuso, trascuratezza o violenza in casa o in una relazione. Oltre ai sintomi del PTSD, colpisce il modo di regolare le emozioni, di vedere se stessi (vergogna, colpa, sentirsi senza valore) e di fidarsi degli altri. La cura inizia dalla sicurezza e dalla stabilizzazione e procede, con i tempi di ciascuno, verso l’elaborazione.
Qual è la differenza? Nel PTSD il centro è il ricordo di un evento. Nel PTSD complesso, riconosciuto dall’ICD-11, il trauma ripetuto colpisce anche l’identità, le emozioni e i legami. Per questo il trattamento è di solito più lungo e organizzato in fasi.

Autismo, ADHD, plusdotazione, dislessia e altre forme di funzionamento neurologico sono modi diversi di percepire, sentire ed elaborare il mondo, e non difetti da correggere. La valutazione aiuta a comprendere questo profilo, con i suoi punti di forza e le sue difficoltà, e il percorso sostiene la persona nel vivere in accordo con il proprio funzionamento.

Disattenzione, impulsività, irrequietezza e difficoltà di organizzazione e di gestione del tempo, presenti fin dall’infanzia e che spesso continuano nell’età adulta. La valutazione conferma la diagnosi e traccia il profilo di ogni persona; il percorso costruisce strategie pratiche per lo studio, il lavoro e le relazioni, in dialogo con lo psichiatra quando c’è una terapia farmacologica.

È come avere molte schede aperte contemporaneamente: le idee arrivano tutte insieme, tutto sembra urgente, si iniziano mille cose e se ne finiscono poche, si perde il filo a metà del compito. Non è mancanza di volontà né di intelligenza: è una difficoltà delle funzioni esecutive, che organizzano, danno priorità e sostengono l’azione. Lavoriamo per portare l’organizzazione fuori dalla testa (liste, schemi visivi, sveglie), dividere i compiti in piccoli passi, decidere le priorità e gestire frustrazione e autocritica.

Non ogni difficoltà di concentrazione è ADHD. Telefono, notifiche, social network ed e-mail catturano l’attenzione decine di volte al giorno e consumano l’energia mentale poco a poco. A fine giornata non resta energia per concentrarsi su ciò che è davvero importante e prioritario.
Come li distinguiamo: nell’ADHD le difficoltà esistono fin dall’infanzia e compaiono in diversi contesti; nella stanchezza digitale nascono con l’uso eccessivo dei dispositivi e migliorano quando cambiano le abitudini. La valutazione chiarisce di quale caso si tratta, e lavoriamo su routine che proteggono l’attenzione e recuperano l’energia.

A volte la valutazione non conferma l’ADHD, e resta la domanda: allora perché non riesco a concentrarmi? La disattenzione è un sintomo, non una diagnosi, e può avere molte cause:
Il passo successivo: una valutazione clinica e neuropsicologica completa non si ferma al «non è ADHD»: indaga che cosa sia, perché il trattamento sia quello giusto.

È lo sforzo, spesso automatico, di nascondere il proprio modo di essere per sembrare «normali»: imitare espressioni, provare le conversazioni, trattenere movimenti e disagi sensoriali. È più studiato nell’autismo, soprattutto in donne e ragazze, ed è comune anche nell’ADHD; compare inoltre nell’ansia sociale e in chi ha imparato, attraverso il trauma, che mostrarsi è pericoloso. Funziona per un po’, ma costa caro: esaurimento, ansia, depressione, perdita della propria identità e diagnosi che arrivano tardi.

Molte persone neurodivergenti vivono con la batteria quasi scarica: concentrarsi, filtrare gli stimoli e adattarsi all’ambiente consuma molta più energia. Nell’ADHD la motivazione dipende spesso dall’interesse, dalla novità o dall’urgenza, e non dall’importanza del compito. Lavoriamo sulla gestione dell’energia, su routine realistiche e pause di recupero, per prevenire l’esaurimento e il burnout.

Disturbo specifico dell’apprendimento che colpisce lettura e scrittura: leggere lentamente, scambiare o invertire le lettere, faticare molto per capire un testo, pur con un’intelligenza nella norma e un insegnamento adeguato. Non è pigrizia né mancanza di impegno. La valutazione neuropsicologica individua il profilo, e l’intervento e gli adattamenti a scuola, all’università e al lavoro fanno una grande differenza.

Disturbo specifico dell’apprendimento della matematica: difficoltà persistente nel capire il senso dei numeri, fare i calcoli, memorizzare le tabelline, leggere l’orologio e gestire il denaro, pur con un’intelligenza nella norma e un insegnamento adeguato. Non è mancanza di impegno né «non essere portati per la matematica», e spesso genera molta ansia e vergogna a scuola. La valutazione neuropsicologica individua il profilo; l’intervento usa strumenti concreti e visivi, e gli adattamenti scolastici fanno la differenza.

Promemoria, timer visivi, agende digitali, lettura ad alta voce dei testi, app di organizzazione e strumenti di intelligenza artificiale possono funzionare come supporto esterno alle funzioni esecutive. Aiutiamo a scegliere e usare questi strumenti in modo personalizzato, perché la tecnologia lavori a favore e non diventi un’altra fonte di distrazione.

Un gruppo pensato per il funzionamento neurodivergente, con regole chiare, prevedibilità e rispetto dei bisogni sensoriali. Stare tra persone che funzionano in modo simile porta sollievo e appartenenza: non c’è bisogno di spiegare tutto né di fare masking.

Episodi in cui si mangia una grande quantità di cibo in poco tempo, con la sensazione di perdere il controllo, seguiti da colpa e vergogna. L’abbuffata è spesso un modo per gestire emozioni difficili: il trattamento lavora su questa funzione, sulla regolarità dei pasti e sul rapporto con il corpo.
Cicli di abbuffate seguiti da comportamenti per «compensare», come vomito, lassativi, digiuno o esercizio eccessivo, spesso vissuti in segreto. Il trattamento interrompe questo circolo e lavora sulle emozioni e sull’autovalutazione legate al peso e alla forma del corpo, in dialogo con medico e nutrizionista.
Nell’anoressia, la restrizione alimentare e la paura intensa di ingrassare occupano sempre più spazio. Questa e altre disfunzionalità del comportamento alimentare riguardano molto più del cibo: il trattamento considera emozioni, pensieri e comportamento, in dialogo con altri professionisti quando necessario.

Masticare cibi, di solito molto calorici, e sputarli prima di deglutire, per sentire il sapore senza «assorbire» le calorie. È un comportamento poco conosciuto, vissuto con molta vergogna e segretezza, per questo raramente viene raccontato spontaneamente. Compare soprattutto insieme alla restrizione alimentare, all’anoressia e alla bulimia, e merita di essere indagato e trattato con la stessa cura.

Anche dopo il trattamento di un disturbo alimentare spesso restano dei residui: contare le calorie a mente, regole rigide su ciò che «si può» e «non si può», paura di certi alimenti, senso di colpa dopo aver mangiato, controllare il corpo allo specchio, compensare con l’esercizio. L’alimentazione disordinata compare anche in chi non ha mai ricevuto una diagnosi. Non è un capriccio né un dettaglio: prendersi cura di questi residui è ciò che previene la ricaduta e restituisce un rapporto sereno con il cibo.

Mangiare per calmarsi, consolarsi, premiarsi o per non sentire. Spesso succede senza che la persona se ne accorga:
Come lavoriamo: annotare cosa si provava prima di mangiare, distinguere la fame fisica da quella emotiva, ampliare le strategie di regolazione e ridurre la restrizione e la colpa che alimentano il circolo.

Farmaci come la tirzepatide (Mounjaro) riducono molto l’appetito e aiutano a perdere peso. Ma quando vengono sospesi, l’appetito ritorna. Nello studio SURMOUNT-4, chi è passato dalla tirzepatide al placebo ha recuperato in media il 14% del peso in circa un anno, mentre chi ha continuato il trattamento ha continuato a perdere peso (Aronne et al., JAMA, 2024). Se la funzione emotiva del cibo non è mai stata affrontata, le abbuffate possono tornare con forza.
Come prevenire il rimbalzo: la psicoterapia dovrebbe accompagnare il trattamento fin dall’inizio, e non solo alla fine: individuare i fattori emotivi che scatenano la fame, costruire un’alimentazione regolare senza restrizioni eccessive, sviluppare altri modi di regolare le emozioni e pianificare con il medico la riduzione o la sospensione del farmaco. Non sospendere mai il farmaco senza indicazione medica.

Quando l’immagine che vediamo allo specchio non corrisponde al corpo reale, o quando un dettaglio dell’aspetto occupa la mente per ore, come nella distorsione dell’immagine corporea e nel disturbo da dismorfismo corporeo. Lavoriamo su come la persona si vede, si confronta e si valuta, perché l’aspetto smetta di comandare la vita.

La gelosia diventa un problema quando è sproporzionata, non dipende dai fatti e inizia a comandare la relazione: controllare il telefono e i social, fare interrogatori, controllare orari e amicizie, immaginare tradimenti a partire da dettagli. Fa soffrire chi la prova e chi la subisce. Dietro possono esserci insicurezza e paura dell’abbandono, modelli di attaccamento, traumi, uso di alcol o un funzionamento ossessivo. Lavoriamo sulla tolleranza dell’incertezza, sulla regolazione emotiva e sulla fiducia, individualmente o in coppia; nei casi in cui la convinzione del tradimento è incrollabile, insieme allo psichiatra.

La triangolazione avviene quando un terzo prende il posto di una conversazione che la coppia non riesce ad avere: un amante, un ex, un’amicizia, un figlio, la famiglia d’origine o perfino il telefono. Invece di parlare direttamente con il partner, la tensione viene deviata: provocare gelosia, cercare alleati, sfogarsi con un’altra persona, usare i figli come messaggeri. Allevia l’ansia per un po’, ma impedisce di risolvere il problema. In terapia, individuale o di coppia, individuiamo i triangoli e restituiamo la conversazione a chi appartiene.

Controllo, umiliazioni, gelosia possessiva, isolamento da amici e famiglia, minacce, cicli di esplosione e riconciliazione. Con il tempo la persona inizia a dubitare di sé e della propria percezione.
Non serve aspettare di avere la forza di andartene per iniziare la terapia. Il trattamento inizia molto prima che la forza cresca: strutturiamo le aree della tua vita, lavoriamo sull’autostima e sulla guarigione personale e costruiamo una solida rete di supporto, perché quando la decisione verrà presa tu sia al sicuro e sostenuta.
In caso di pericolo immediato chiedi aiuto: in Italia 112 o 1522 (antiviolenza e stalking); in Brasile 190 o 180.

Uno spazio sicuro e affermativo, in cui l’orientamento sessuale e l’identità di genere non vengono trattati come un problema. Spesso la sofferenza viene dall’esterno: pregiudizio, paura del rifiuto, doversi nascondere.
Prepararsi al disclosure: aiutiamo a pianificare la conversazione con la famiglia e gli amici: a chi dirlo per primo, quando e come, provare le parole, anticipare le reazioni, rafforzare la rete di supporto, proteggere la propria sicurezza e gestire risposte difficili. I tempi sono sempre quelli della persona.

Poco o nessun desiderio, difficoltà di eccitazione, disfunzione erettile, eiaculazione precoce, difficoltà a raggiungere l’orgasmo, dolore nei rapporti (come nel vaginismo). Sono molto più comuni di quanto se ne parli, e quasi sempre sono accompagnate da vergogna e silenzio.
Come lavoriamo: prima una valutazione medica per escludere cause fisiche ed effetti di farmaci (alcuni antidepressivi, per esempio). Poi la terapia sessuale lavora sull’ansia da prestazione, sulle convinzioni, sulla comunicazione della coppia e su esercizi graduali, come il sensate focus, individualmente o in coppia.

Il percorso della procreazione assistita è fatto di attese, iniezioni, esami e molte aspettative a ogni ciclo. È comune vivere un’ansia intensa nei giorni di attesa del risultato, il lutto di ogni tentativo che non va a buon fine o di una perdita in gravidanza, la pressione sulla coppia e una sessualità che inizia ad avere date fissate.
Il supporto psicologico aiuta a: attraversare ogni ciclo con meno sofferenza, proteggere la relazione di coppia, prendere decisioni difficili (come la donazione di gameti o quando interrompere il trattamento) ed elaborare le perdite. Le linee guida europee sulla riproduzione umana (ESHRE) raccomandano che la cura psicosociale faccia parte del trattamento.

Molti sintomi che compaiono in un figlio, bambino, adolescente o adulto che sia, nascono e si mantengono nelle dinamiche della famiglia. Alcuni schemi che incontriamo spesso:

Mal di pancia prima della scuola, mal di testa, tornare a fare la pipì a letto, insonnia, capricci, paure nuove: nei bambini la sofferenza spesso parla attraverso il corpo e il comportamento. E ogni sintomo ha una funzione. A volte, quando il bambino si ammala, i genitori smettono di litigare e si uniscono per prendersi cura di lui: senza che nessuno se ne accorga, il sintomo «funziona» e per questo si mantiene.
Il trattamento è con i genitori: lavorare sul conflitto di coppia, sulla comunicazione e sulla stabilità della routine toglie al bambino il compito di tenere insieme la famiglia. Sempre dopo una valutazione pediatrica che escluda cause mediche.

Bambini che discutono, sfidano le regole, si irritano facilmente e sembrano fare il contrario apposta. Il parent training è il trattamento di prima scelta:
Perché funziona: il bambino sfida, l’adulto urla, il bambino sfida di più. Quando i genitori cambiano il modo di rispondere, questo circolo si spezza.

I genitori di bambini con ADHD o autismo spesso applicano con amore strategie che funzionano per altri bambini, e si scoraggiano quando non funzionano con il proprio figlio. Il parent training parte dal profilo del bambino:
Base scientifica: il parent training è raccomandato come prima linea nell’ADHD in età prescolare e migliora il comportamento e il clima familiare anche nell’autismo.

Modi persistenti di pensare, sentire e relazionarsi possono generare sofferenza e conflitti ripetuti. Con trattamenti strutturati e una relazione terapeutica solida è possibile costruire modi più flessibili di vivere.

Nel borderline le emozioni salgono in fretta, molto in alto, e impiegano tempo a scendere. Ci sono instabilità nell’immagine di sé e nelle relazioni, paura intensa dell’abbandono, impulsività, senso di vuoto e, a volte, autolesionismo. La DBT è nata per il borderline ed è il trattamento con più evidenze.
Con che cosa può essere confuso:
Perché è importante: una diagnosi sbagliata porta a un trattamento sbagliato. Per questo la valutazione è accurata e fatta nel tempo.

Dietro il bisogno di ammirazione, la sensazione di essere speciali e la difficoltà a riconoscere ciò che l’altro prova, c’è spesso un’autostima fragile, molto sensibile alle critiche e ai fallimenti. La persona raramente chiede aiuto per il narcisismo: arriva per depressione, crisi al lavoro o nelle relazioni. Con una relazione terapeutica ferma e rispettosa è possibile costruire un’autostima più stabile e relazioni più autentiche.

La persona desidera molto relazionarsi, ma ha una paura enorme di essere criticata, rifiutata o ridicolizzata. Nella vita di tutti i giorni si vede così:
Trattamento: la TCC e la Schema Therapy aiutano ad affrontare gradualmente le situazioni evitate, a ridurre l’autocritica e a costruire, all’interno di una relazione terapeutica sicura, l’esperienza di essere accettati per ciò che si è.

Il dolore che dura più di tre mesi, come nella fibromialgia, nell’emicrania o nel mal di schiena, influisce su sonno, umore, lavoro e relazioni; e questi fattori, a loro volta, aumentano il dolore. La psicoterapia, in particolare la TCC e l’ACT, non dice che «il dolore è nella testa»: aiuta a ridurre la sofferenza, la paura del movimento e il peso del dolore nella vita, insieme all’équipe medica.

Accompagnamento psicologico per pazienti con malattie gravi o senza prospettiva di guarigione, e per le loro famiglie. Al centro ci sono la qualità della vita e la dignità: affrontare la paura, il dolore emotivo e le decisioni difficili, parlare di ciò che conta, salutarsi e vivere il lutto anticipatorio, sempre insieme all’équipe sanitaria.
Il dolore per la perdita di una persona importante è una risposta naturale, non una malattia. A volte però la nostalgia e la sofferenza restano molto intense a lungo e impediscono alla vita di andare avanti: è ciò che l’ICD-11 chiama disturbo da lutto prolungato. Accompagniamo il lutto per dare spazio al dolore, trovare modi di mantenere il legame con chi non c’è più e ricostruire la routine. Anche bambini e adolescenti vivono il lutto, spesso in silenzio: aiutiamo la famiglia a parlare della perdita in modo adatto all’età.

Il lavoro non è solo reddito: organizza la giornata, dà identità («io sono…»), appartenenza, riconoscimento e scopo. Per questo un licenziamento, la chiusura di un’attività o persino la pensione possono essere vissuti come un lutto, con tristezza, rabbia, vergogna e la sensazione di non valere più nulla. Questo lutto merita supporto: elaborare la perdita, prendersi cura dell’autostima e ricostruire routine, identità e nuove strade.

La pensione toglie in un colpo solo la routine, il ruolo professionale, i colleghi e, a volte, la sensazione di essere utili. Senza preparazione, il tempo libero può diventare isolamento, sedentarietà, ansia e depressione.
Come prevenire: pianificare la transizione prima che avvenga; costruire una nuova routine con orari e obiettivi; mantenere il corpo in movimento e il cervello in apprendimento; coltivare amicizie e partecipare alla comunità, per esempio con il volontariato; rinegoziare con il partner il tempo trascorso insieme; e trovare nuovi progetti che diano senso alle giornate.

Alterazioni di memoria, linguaggio, percezione, attenzione e movimento possono comparire dopo un ictus, un trauma cranico, tumori, malattie neurodegenerative (come Alzheimer e Parkinson) o altre condizioni neurologiche. La valutazione neuropsicologica individua ciò che è cambiato, e la riabilitazione aiuta a recuperare o compensare le funzioni e a preservare l’autonomia.

Dimenticare appuntamenti, ripetere le stesse domande, perdersi in luoghi conosciuti o avere difficoltà con denaro e farmaci sono segnali che meritano un approfondimento. La valutazione usa test standardizzati di memoria, attenzione, linguaggio, percezione e funzioni esecutive, confrontando il risultato con persone della stessa età e scolarità.
A cosa serve: distinguere l’invecchiamento normale dal decadimento cognitivo lieve; individuare quadri che imitano la demenza, come la depressione; differenziare i tipi di demenza (Alzheimer, vascolare, frontotemporale, a corpi di Lewy), insieme al neurologo e agli esami di neuroimmagine; e creare una base di partenza per seguire l’evoluzione e orientare la famiglia.

Dimenticanze, lentezza o cambiamenti di comportamento nell’invecchiamento meritano attenzione. La valutazione neuropsicologica distingue l’invecchiamento normale dal decadimento cognitivo lieve e dalle demenze, e orienta la stimolazione cognitiva, la riabilitazione e il sostegno alla famiglia.

Il cervello resta capace di imparare e di adattarsi per tutta la vita. La stimolazione cognitiva, con esercizi di memoria, attenzione, linguaggio e ragionamento, insieme all’attività fisica, a un buon sonno, alla vita sociale e all’imparare cose nuove, aiuta a preservare le funzioni e l’autonomia e a costruire la cosiddetta riserva cognitiva. È indicata per chi vuole invecchiare prendendosi cura della mente, per chi inizia a notare piccoli cedimenti e nel decadimento cognitivo lieve, con programmi personalizzati a partire dalla valutazione neuropsicologica.

In perimenopausa e in menopausa molte donne sentono la testa «annebbiata»: dimenticanze, difficoltà a trovare le parole, a concentrarsi e a fare più cose insieme. Il calo degli estrogeni, le vampate, il sonno frammentato e i cambiamenti d’umore contribuiscono. Nella maggior parte dei casi queste alterazioni sono lievi e tendono a migliorare dopo la transizione, ma spaventano e pesano sul lavoro e sull’autostima. Valutiamo il profilo cognitivo, rassicuriamo con dati concreti e lavoriamo su sonno, ansia e strategie di memoria, insieme al ginecologo.

Programmi di stimolazione cognitiva al computer, app per memoria e agenda, ausili esterni per la memoria, strumenti di comunicazione alternativa nelle afasie e ambienti di realtà virtuale completano la riabilitazione neuropsicologica, con esercizi adattati al livello di ogni persona e monitoraggio dei progressi.
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